Edge of Tomorrow – Senza domani di Doug Liman

 

Cosa fareste se in un mondo devastato da alieni invasori fosse costretti a diventare un soldato – un eroe riluttante che deve portare a termine una missione a cui neanche aspirava – ed essere mandati al fronte di una sanguinosa battaglia per riviverla più e più volte? Dovreste magari sviluppare qualità fisiche ed emotive, al fine di far la differenza in una guerra dove la posta in gioco è la sopravvivenza stessa dell’umanità. Ma, e qui viene il bello, con la possibilità di ‘resettare’ quell’identico giorno, risvegliandovi ogniqualvolta nel vostro peggior incubo.

Ricomincio da capo e l’humor scanzonato di Starship Troopers sembrerebbero gli alleati più analoghi a Edge of Tomorrow, tratto dalla graphic novel giapponese di Hiroshi Sakurazaka, “All you need is kill”, ed allargato nella dimensione videoludica che giace al cuore di questo ‘paradosso filmico’ scritto da Christopher McQuarrie (I Soliti Sospetti, Jack Reacher). Non una semplice fantascienza tout court dunque, bensì un giocoso e convulso tornado futuristico che tenta di imitare il meglio del genere (da Matrix alle dark reminiscenze di Aliens) per rimandare all’ultimo check point della storia; lavorando sul confine tra action duro e l’ilarità di meccanismi ben calibrati: lo spirito d’indagine su un mistero dapprima ‘confusionario’, poi lungo andare thriller cardiopalma e sagace spettacolo che, strano a dirsi, non pare così prevedibile come di solito. Ed è proprio sostituendo alla metafora politica quella del gaming (combatti /o muori, fino a che non trovi il trucco per avanzare), nel prendersi poco sul serio sotto una luce umoristica ‘inedita’, che giustificano la resa della pellicola di Doug Liman, tornato alla formula pirotecnica e non brandizzata del suo cinema passato.

tom cruise in battaglia nel film edge of tomorrow

Nelle vesti di un James Cameron disinvolto nel combinare un percorso introspettivo con dosi d’azione massiccia – senza mai il bisogno di vivisezionarne la struttura – il regista americano si mantiene coerentemente leggibile, fin quando la monotonia di un incipit ambizioso non deraglia verso un improbabile finale nel vuoto (ripetitivo). Perché come alle radici dei film bellici degli anni ’40, Edge of Tomorrow racconta la parabola di un uomo inetto ed egoista che impara ad essere una persona migliore calcando le paure su terreni ‘militareschi’. Attraverso delle conseguenze, pur inserite dentro scenari immensi, che montano rompicapi e belle gag solo per rendere più brillante l’obiettivo costantemente dichiarato: conquistarsi la più estesa fetta di pubblico.
In un futuro prossimo, una razza aliena chiamata Mimics ha colpito la Terra con un implacabile assalto, lasciando in macerie le grandi città e uccidendo milioni di esseri umani. Nessun esercito al mondo può eguagliare la velocità, la brutalità o la forza delle armi extraterrestri o dei loro comandanti telepatici. Ma ora gli eserciti del mondo si sono uniti per un’ultima offensiva della resistenza contro l’orda aliena, senza una seconda possibilità. Il tenente americano Bill Cage (Cruise) è un agente che viene retrocesso per inadempienze al dovere e poi mandato senza addestramento alla missione suicida. Cage non sopravvive alla battaglia, ma riesce ad ucciderne uno di rada razza Alpha. Incredibilmente, si risveglia a partire dall’inizio dello stesso giorno, ed è costretto a combattere e a morire di nuovo, e ancora di nuovo. Il diretto contatto fisico con l’alieno lo ha gettato in un continuo loop temporale, condannandolo a vivere più volte lo stesso combattimento brutale. Cage diventa sempre più duro, più intelligente e in grado di combattere i Mimics con sempre maggiore abilità, trovando l’aiuto nelle forze speciali di Rita Vrataski (Blunt), una potente guerriera.

Nello sfruttare una premessa già portata tempo fa dal bel Source Code di Duncan Jones (datato 2011), è chiaro che il blockbuster di Liman e soci dovesse poggiare su una sceneggiatura meno sporgente e il più scorrevole possibile: portando una cadenza sincopata, fuori giri, dalle raffinate sequenze spettacolari. Impresa riuscita solo a metà, vista la trasformazione da codardo all’eroe acrobatico di un Tom Cruise che a vederlo in quest’ottica non deve fa altro che ‘morire’. La scelta interessante di un cambio di prospettiva sul viaggio di Cage, all’inizio sempre in ritardo sulle informazioni (ancora non cosciente dello schema ciclico), mentre poi scoperto l’arcano avanti in consapevolezza, anche rispetto a noi, alza di non molti punti il coinvolgimento dell’operazione; rifuggendo a freno tirato su un’impalcatura bulimica che si fatica a digerire.

Perciò Edge of Tomorrow taglia e cuce in modo da mostrare sempre il minimo (soprattutto nel finale), stona ed alleggerisce momenti esilaranti tra una fenomenale Emily Blunt – fisico tiratissimo – e una ciurma di ex-galeotti (la J-Squad) composta da soldati disadattati e problematici, ovvie quanto mai preziose controparti d’aiuto nell’abbattere il nemico. Lo fa esplicitando l’avvenuta intimità fra i protagonisti e l’evoluzione del loro tragitto a posteriori, pur rimanga sullo sfondo l’estraneità al crescere di un sentimento tutto ‘scenico’ e poco incline al dialogo. Minandone pericolosamente quelle aspettative, poste lì come passatempo spensierato, ma che sarebbe stato meglio scegliere mediante un dessert differente.

Uno sci-fi maggiormente più godibile sotto il profilo tecnico, capace di impregnare il dramma lungo un Europa fatta ‘letteralmente’ saltare in aria, con esplosioni, rovine, resti umani ad evocare orrori che riportano dritti ai grandi conflitti mondiali del ‘900. Una fotografia tetra e dal romanticismo eroico, merito di quel Dion Beebe già apprezzato nel creare atmosfere plumbee in film come Collateral o Miami Vice. Senza dimenticare una CGI pompata e dall’ottima tenuta, che malgrado la non eccitante scrittura, diverrà il nobile mezzo per godersi serenamente una potenziata visione. Il quale ritmo trainante, va riconosciuto al montatore James Herber, corre a galoppo e dando all’intera opera uno soddisfacente slancio in avanti. Peccato allora, si ricorra troppo spesso ad una modalità videogame cui spetti il compito meno complesso, quello di interprete fondamentale dentro la logica del tipico franchise. Rendendo ogni volta lo sguardo al passato schiavo del proprio ‘soggetto’. Che se inizialmente diverte, finisce col privarsi del pathos ancor prima di saggiare sulla pelle la tragedia dei suoi stereotipati personaggi. E’ qui che Edge of Tomorrow compie il misfatto, allagando nell’emorragia la sua brillantezza irrazionale, ma garantendo quantomeno un buon entertainment estetico.

Edge of Tomorrow

  • Regia: di Doug Liman
  • Cast: Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Brendan Gleeson
  • USA 2014

Trailer di Edge of Tomorrow – Senza domani

Francesco Bruni

Lynchiano di spirito, Malickiano di adozione, mi cimento con la 7 Arte da quando possiedo memoria. Ho collaborato con diverse testate online, esplorando il cinema in tutte le sue forme, prodigandomi nella tecnica audiovisiva come nella scrittura di critica giornalistica. DaDamovie è il mio primo blog cinematografico.
 

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