Winchester ‘73, un classico del cinema western nel primo film della coppia Mann-Stewart

 

Siamo di fronte ad una pietra miliare del cinema western ma soprattutto ad un momento di transizione epocale per l’industria del cinema. James Stewart stipula infatti il primo contratto cinematografico nel quale un interprete riesce ad ottenere una quota degli incassi ancor prima che il film venga prodotto.

Da allora questa tipologia di contratti diviene la norma per i grandi nomi dello star system che prenderanno il sopravvento sull’allora assoluto dominio delle grandi ‘major’ (pensiamo alla fondazione della United Artist, primo tentativo degli attori/divi, nel lontano 1919, di costituire una personale impresa cinematografica).

La storia racconta che Stewart guadagnò l’eccezionale cifra di 600.000 dollari, primo di una serie di cachet da record che da quel momento contrassegnarono l’emergere sempre più preponderante di stelle strapagate e manager ‘spietati’; pensiamo ai 25 milioni di dollari di Di Caprio per Wolf of Wall Street (2013) o alla Bullock con i suoi 70 milioni di dollari guadagnati tra contratto e percentuali di Gravity (2013).

Ma veniamo al film. Questa è la storia di una vendetta. Due fratelli sono cresciuti dal padre come due pistoleri formidabili. Uno sceglierà la via del bene, l’altro … ucciderà, colpendolo alle spalle, il vecchio genitore.

Attraverso il selvaggio west, irto di pericoli, tra attacchi Sioux, cavalleggeri, prostitute buone, atti di eroismo e di vigliaccheria, sfide di mira e folli fuorilegge, l’inseguimento di Lin McAdam (James Stewart) si dipana attraverso la storia parallela di un fucile, il one of a thousand Winchester ’73. Il prezioso gingillo infatti, passerà di mano in mano, fino a tornare al suo legittimo proprietario.

Mann, il regista, che con questo film inaugura una fortunata serie di altri quattro western con Stewart, sviluppa un ingranaggio estremamente complesso, pur nella sua apparente linearità, dove suggestivi movimenti di macchina, fino ad allora inediti per il genere, accompagnano gli eroi tra passeggiate cittadine e violente sparatorie.

Con lo scontato scontro eroe-cattivo nello showdown più canonico che si possa immaginare (il cattivo braccato su uno sperone ci fa venire in mente il pre finale di Hell or High Water – 2016) Mann ci propone una visione dicotomica che, tuttavia, complice forse la sua precedente direzione di film noir (forse il genere più lontano dal western) ha numerose sfumature instabili, chiaroscurali ed estremamente tese, soprattutto nel tormento del puro protagonista. Lin si ritrova, quasi come in una tragedia greca, a dover compiere la necessaria vendetta sul fratello patricida.

Sfumature dicevamo che tuttavia non arrivano, probabilmente, a eguagliare il sapiente utilizzo per nulla sfumato, ma anzi, vivido e raffinato, del bianco e nero di Daniels, perfetto contenitore di questa lotta fratricida, dove le profondità di campo e le efficaci mosse della macchina da presa innovano stilisticamente (oltre che contenutisticamente) questo piccolo capolavoro.

Nel film il libero arbitrio sembra continuamente attaccato dalle estreme situazioni nelle quali i personaggi si trovano a dover agire: finti duelli, nomi contraffatti, capovolgimenti di ruolo, alleanze di vecchi nemici. Tutte queste intricate variazioni sul tema, tipici del genere, ruotano attorno a quest’arma, a questo quasi soprannaturale e misterioso fucile, oggetto del desiderio e allo stesso tempo coacervo di aspettative, lussurie psicologiche, alienazione dello spirito e sentimenti discordanti oltre a evidente prolungamento fallico e simbolo di virilità.

Virilità e potere che però si rivelano del tutto illusori e inutili di fronte alla violenza e alla precarietà imperante dove però, questo sì tipico del mito western hollywoodiano, l’amore di una donna e l’amicizia tra Lin e il suo vecchio pard accompagnano spettatori e personaggi tra le scoscese montagne e le vaste praterie di un mito senza tempo …

 

  • Consigliati: Ombre Rosse (1939), Il Fiume Rosso (1948), Il Cavaliere della Valle Solitaria (1953), Quel treno per Yuma (2007), Ostili (2017), La ballata di Buster Scruggs (2018).

 

WINCHESTER ‘73

Regia: Anthony Mann

Cast: James Stewart, Shelley Winters, Millard Mitchell, Stephen McNally

Usa 1950

Trailer di Winchester ’73

Romuald Kamui

Letterato di formazione e fumettaro da sempre, amo il cinema in ogni sua singola sfaccettatura, genere e stile, periodo storico, regista e nazione. La folgorazione è avvenuta con Furore (The grapes of Wrath, 1940) di John Ford. In seguito I guerrieri della notte (The Warriors, 1979), con i sette minuti più belli della storia del cinema, mi hanno rapito per sempre nell'infinito universo della settima arte. Nella mia top 10 c'è di tutto, anche se il realismo poetico francese degli anni '30 ha un posto speciale nel mio immaginario...

2 pensieri riguardo “Winchester ‘73, un classico del cinema western nel primo film della coppia Mann-Stewart

  • aprile 10, 2019 in 6:11 am
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    Ciao Prof, grazie per la tua recensione! Il passaggio di mano del fucile è potente! Mi hai incuriosito, guarderò il film! Il film di Ford che citi Ombre rosse è il capolavoro che ci ha accompagnato per anni di studi accademici! La camera che si muove con senso! Quando spostare 130 kg sui binari non era poi così facile, e l’abuso dei movimenti della mdp non erano tanti! 😊😊
    Ti abbraccio e aspetto altre recensioni!

     
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    • aprile 11, 2019 in 9:23 pm
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      Grandissimo Emanuele grazie a te per il commento.
      Sono felice la rec ti sia piaciuta e come dimenticare Ombre Rosse! : )
      Spero a presto una bella chiacchierata cinefila (e non solo) tra la Svizzera e l’Italia!

       
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