OMG: Oh My God!, la recensione del coraggioso film indiano che si interroga sulle contraddizioni della religione

 

Il cinema indiano, ormai da almeno un decennio, è sulla via di una grande rivoluzione, se non artistica, sicuramente socio-culturale.

Va detto che esempi di cinema civile ne possiamo trovare fin dai leggendari film del mai troppo rimpianto Raj Kapoor (tra i tantissimi ricordo Awaara, 1951) ma l’esplosione avviene negli ultimi anni con film come Dangal (2016), forse il vero film femminista o Queen (2012) sempre sul delicatissimo tema dell’emancipazione femminile in una società patriarcale e maschilista come quella indiana (dove le donne continuano a essere uccise per la dote e portate al suicidio, stuprate e sfregiate in numeri da decine di migliaia ogni anno); ma tutti i temi sono toccati nell’ultimo rinascimento cinematografico indiano, dalle ingiustizie socio-economiche come in Paan Singh Tomar (2012) che unisce il biopic sportivo alla denuncia sulla corruzione della legge nella risoluzione di conflitti tribali o intra familiari, alle rigidità del sistema educativo e poi lavorativo (pensiamo al fortunatissimo 3 Idiots, 2009) che non risparmia neanche i bambini (come nel meraviglioso Stelle sulla Terra, 2007).

In questo fiorire di film di tematica sociale non mancano altre incursioni su generi tipicamente hollywoodiani toccando punte come nel thriller Andhadhun (2018) o nel crime cinefilo Drishyam (2015), nel sontuoso gangster movie di ben cinque ore Gangs of Wasseypur (2012), negli sportivi Bhaag Milkha Baag eccellente (seppur immerso in un forte nazionalismo) biopic sportivo su una delle leggende dello sport indiano, il Sick volante, runner degli anni 60 Milkha Baag o Chak De! India (2007) con la star Shah Rukh Khan (film che unisce al tema del riscatto, il solito nazionalismo indiano ma anche un bel messaggio femminista) fino ad arrivare all’epica maestosa del film in due parti Bahubaali (2015-2017), a film di guerra come il recente Uri: The Surgical Strike (2019) o melodrammi come Sairat (2016) che affondano le loro radici nella tradizione del cinema indiano più classico come Mahal (1949, con la più grande diva indiana, la bellissima Madhubala – su di lei è in preparazione un biopic).

Ma torniamo a OMG.

Il film come il successivo PK (2014) con il divo maschile più iconico degli ultimi 25 anni del cinema indiano (e non solo) Aamir Khan (camaleontico e talentuosissimo attore in auge fin dalla commedia, ormai cult, del 1994 Andaz Apna Apna) affronta coraggiosamente le contraddizioni insite nel sistema religioso tradizionale (forse con meno incisività e gusto della provocazione rispetto a PK, enorme successo commerciale).

Nonostante il conservatorismo e formalismo rigidamente disciplinato nella costituzione delle pratiche religiose indiane (siano esse induiste, buddhiste o musulmane) il film attacca le fondamenta di questo mondo, padre di numerose brutture e laceranti contraddizioni.

Il protagonista è un ateo convinto che con un certo cinismo gestisce un negozio di articoli religiosi. Un giorno un terremoto distrugge la sua unica fonte di sostentamento per lui e per la sua famiglia ma la compagnia assicurativa non copre gli ‹‹atti di Dio›› come terremoti, alluvioni e tsunami. Dal carattere forte e testardo decide allora di condurre in tribunale… Dio! Se lui è la causa della sua sfortuna, allora è lui che dovrà risarcirlo.

Tra risate ma anche profonde riflessioni, l’interpretazione estremamente convincente di Paresh Rawal ci conduce attraverso l’immoralità di fondo della gestione della religiosità, da parte dei diversi gruppi sacerdotali, cosiddetti guru e santoni vari.

Sulla scia di diversi scandali, propri della cronaca indiana, avvenuti nel ‘nome di Dio’, il film, in maniera serrata, senza mai rinunciare ai suoi straordinari momenti bollywood con canti vitali, danze gioiose e splendidamente coreografate, il tutto immerso in colori sgargianti, sviscera una serie di questioni che vanno dalla stringente logica ‘filosofica’ al buon senso proprio di uno Shiva disceso nel mondo (Akshay Kumar), il quale afferma esserne il suo tratto distintivo (sia nella scelta di agire che di non agire).

Il film comunque non attacca la fede anzi, lo stesso protagonista, seppur portatore di istanze prettamente laiche e umaniste comincerà a vedere Dio non come un padre assente, bensì un amico, un compagno presente (come da premessa) non nei templi ma in ciascun essere vivente.

  • Consigliati: Awaara (1951), 3 Idiots (2009), Queen (2012), Paan Singh Tomar (2012), PK (2014), Dangal (2016).
OMG – Oh My God!

Regia: Umesh Shukla

Cast: Akshay Kumar, Paresh Rawal, Mithun Chakraborty

India 2012

Romuald Kamui

Letterato di formazione e fumettaro da sempre, amo il cinema in ogni sua singola sfaccettatura, genere e stile, periodo storico, regista e nazione. La folgorazione è avvenuta con Furore (The grapes of Wrath, 1940) di John Ford. In seguito I guerrieri della notte (The Warriors, 1979), con i sette minuti più belli della storia del cinema, mi hanno rapito per sempre nell'infinito universo della settima arte. Nella mia top 10 c'è di tutto, anche se il realismo poetico francese degli anni '30 ha un posto speciale nel mio immaginario...

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