La stregoneria attraverso i secoli, un inedito horror di inizio secolo

 

Ritenuto uno dei primi film horror della storia del cinema, La stregoneria attraverso i secoli (1922) è un abilissimo melange di fiction e intenti documentaristici.

Tra sabba violentissimi, dove assistiamo a espressionistiche orge tra streghe e diavoli, torture cruente e accuse e contraccuse tra povere donne anziane, il regista Benjamin Christensen gira un film spesso circolato in forme tagliate e censurate (vista l’impostazione anticlericale) tra monaci che rincorrono donne, sadiche torture orchestrate dall’Inquisizione, piaceri masochistici di un giovane novizio fino ad arrivare addirittura a suore profanatrici di luoghi e immagini sacre, non manca un appendice ‘positivista’, dove si instaura una riflessione d’impronta psicoanalitica sulle possessioni demoniache ricondotte a casi d’isteria. Con un prologo che ripercorre la storia della magia nera dall’Egitto al Medioevo, questo reportage drammatizzato e incentrato soprattutto sulla stregoneria tra 1400 e 1600, fonde nello sconcerto e nel voyeurismo dello spettatore ‹‹ubriachezza, lussuria, sporcizia, superstizione […] un’umanità degradata e deforme […] un divertissement sordido, laido e sbracato›› (F. Savio, Visione privata).

La parte centrale descrive come un’improvvisa malattia di un capofamiglia sia vista da un uomo di chiesa come dovuta ad un atto di stregoneria; a questo punto trovata una povera vecchia mendicante nei pressi dell’abitazione, un po’ come succede oggi nella Repubblica Centraficana, quest’ultima viene immediatamente arrestata e torturata dall’Inquisizione e dopo aver confessato a causa del dolore insopportabile si vendica accusando a sua volta i suoi accusatori, descrivendo in dettagli sempre più impressionanti luridi rituali di accoppiamento tra diavoli e streghe, che il regista ci mostra in scene colme di lussuria in una girandola di bambini e nonne diavolo, intrugli maledetti, streghe volanti su scope (come nella più classica delle iconografie), atti di cannibalismo e … (meglio non andare oltre).

Il finale però, che oserei definire proto–femminista, quasi un saggio antropologico sulla taranta pugliese e sulle numerose forme d’oppressione patriarcali, indaga sulla possibilità che le contemporanee forme di malessere psicologico delle donne (spesso impropriamente etichettate come ‘isteriche’) fossero scambiate all’epoca della caccia alle streghe e dei roghi che infiammarono quell’epoca oscura, come possessioni demoniache e dessero adito, a causa della superstizione e della negazione del femminile, a una soppressione violenta della rivolta psicologica delle donne alla negazione della loro dignità e libertà.Lo spettatore sollecitato nel profondo da una carica figurativa dirompente nei suoi aspetti più brutali e cupi (quasi una favola nera, tipica di tutta la tradizione folkloristica scandinava) è più volte messo di fronte a vere e proprie scene  horror nonostante l’intento ‘documentaristico’ che cede all’ambiguo fascino del tema trattato (le crudeltà dell’inquisizione e il correlato oscurantismo) e manca di un preciso cardine ideologico e concettuale.

Film unico per l’epoca con numerose scene da scare jump, come quando, in una cupa biblioteca, un solitario amanuense si vede spuntare improvvisamente da dietro uno scrittoio il diavolo (interpretato dallo stesso regista). Opera estremamente originale, fu finalmente disponibile nella sua forma completa quarant’anni dopo la sua produzione, dove alle mute didascalie fu sostituita la voce fuori campo di William Burroughs. Questo, che è sicuramente uno dei più famosi film muti svedesi è senza alcun dubbio ‹‹una delle pellicole più sconvolgenti della storia del cinema›› (Farinotti), amatissimo dai surrealisti (figuriamoci!), ha nella costruzione delle scene l’oscurità tipica di Goya e la deformità infernale di alcuni fiamminghi come Bosch.

Ripensando agli ultimi grandi horror passati nelle nostre sale come il post-apocalittico Un posto tranquillo (A quiet place, 2018),gli inquietanti Hereditary (2018) e Midsommar (2019) guarda caso di uno svedese, il bravissimo Ari Aster, Scappa (Get Out, 2017) il miglior horror di quell’anno, The witch (2015) e il generazionale It follows (2014), questa pellicola che tra poco più di un anno compirà cent’anni è assolutamente imperdibile per gli amanti del genere.

 

  • Consigliati: Il gabinetto del Dottor Caligari (1920), Nosferatu (1922), Il fantasma dell’opera (1925), Dracula (1931), La moglie di Frankenstein (1935), Vampyr (1932)

LA STREGONERIA ATTRAVERSO I SECOLI (tit. or. Häxan)

Regia: Benjamin Christensen

Cast: Benjamin Christensen, Elisabeth Christensen, Moren Pedersen

Svezia 1922

Romuald Kamui

Letterato di formazione e fumettaro da sempre, amo il cinema in ogni sua singola sfaccettatura, genere e stile, periodo storico, regista e nazione. La folgorazione è avvenuta con Furore (The grapes of Wrath, 1940) di John Ford. In seguito I guerrieri della notte (The Warriors, 1979), con i sette minuti più belli della storia del cinema, mi hanno rapito per sempre nell'infinito universo della settima arte. Nella mia top 10 c'è di tutto, anche se il realismo poetico francese degli anni '30 ha un posto speciale nel mio immaginario...

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